Browsing Author: M. Ballauri

La capacità di proporre ed assorbire molteplici e sempre più repentine trasformazioni caratterizza un mercato di prodotti e servizi oramai pienamente globalizzato. Tale fluidità costringe le aziende ad adattarsi per continuare ad essere competitive: condivisione di progetti, versatilità delle infrastrutture, capacità di innovarsi e, ove possibile, di anticipare i trend fanno oramai parte della ordinaria politica aziendale. Anche il comparto ICT deve adattarsi ad un modo di lavorare sempre più dinamico e fluido. Ma come fare a gestire il cambiamento in modo efficace, senza dover fermare per tempi indefiniti il necessario supporto informatico alla produzione aziendale? Di questo si occupa una delle pratiche ITIL, quella che si occupa di transition & transformation.

Di cosa si occupa l’ITIL?

L’ITIL, sigla che indica l’Information Technology Infrastructure Library, è uno dei principali approcci all’IT service management, ossia alla gestione, alla configurazione ed alla manutenzione della infrastruttura ICT: sono, in sostanza, delle best practice tese al miglioramento del servizio offerto dalla digitalizzazione, sfruttandone appieno tutte le potenzialità. Cinque sono le direttrici dell’ITIL: insieme al service transition & transformation si ha il service strategy, il service operation, il service design e il continual service improvement. Linee guida, dunque, dedicate ad ogni ambito del IT service management.

Transition e transformation: il ruolo dell’ITIL

Transition & Transformation: cosa accade quando si rende necessario cambiare o implementare l’infrastruttura ICT? È necessario gestire adeguatamente la trasformazione ed ogni sua fase, onde poter prevedere e disporre dei margini di manovra sufficienti. A questo scopo, occorre conoscere tre fattori fondamentali, ovvero l’identità dei soggetti interessati al processo di trasformazione, i livelli di rischio che si stima di poter considerare accettabili, i tempi e le risorse di cui si può disporre. Lo scopo dell’ITIL relativo al transition & transformation è assicurare che le modifiche ai processi ed alla infrastruttura ICT siano fatte in modo coordinato, per arrecare il minor disagio possibile all’azienda

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La recente crisi economica, oltre a creare grandi e sfortunatamente fin troppo note difficoltà, ha influenzato in modo rilevante tutti i settori del mercato, finanche il modo di lavorare, rendendolo particolarmente stressante. Sembra quasi che un piccolo imprenditore, così come il capitano di una grande azienda, debbano occuparsi quasi in prima persona di coordinare tutto, dai processi produttivi ai canali di vendita, dagli orizzonti del marketing alla qualità delle forniture. Se ciò è in parte vero, da un altro punto di vista i processi di digitalizzazione stanno offrendo un importante supporto per la gestione delle aziende.

Competenza e professionalità a servizio del cliente

Le tecnologie di informazione e di comunicazione (ICT) sono oramai divenuti una componente indispensabile dell’azienda, dal piccolo studio professionale alla grande impresa multinazionale: le possibilità in termini di condivisione del lavoro, di gestione e di controllo sono notevoli. Pur tuttavia è indispensabile conoscere bene le tecnologie disponibili, scegliere in modo oculato quali impiegare in azienda per massimizzarne i benefici, progettare con competenza gli impianti e la rete locale in funzione del lavoro che si dovrà supportare.

Di cosa si occupa una società di consulenza aziendale

Una società di consulenza aziendale è composta da un team di professionisti competenti in varie discipline, capace di offrire adeguato supporto al business aziendale del cliente, offrendo soluzioni all’avanguardia promuovendo la cultura dell’innovazione tecnologica. Avvalersi di un servizio di consulenza informatica offre all’imprenditore gli strumenti per costruire o adeguare una rete ICT alle esigenze aziendali per organizzare, programmare e controllare singoli progetti come l’intera impresa in tempi brevi. La tempestività di risposta ai mutamenti è, infatti, una componente indispensabile per vincere la competizione dei mercati ed una società di consulenza aziendale rende la struttura ICT del cliente sempre efficiente, risolvendo velocemente le eventuali criticità che dovessero presentarsi, ma anche proponendo soluzioni progettuali per incrementarne l’infrastruttura: un supporto oramai divenuto indispensabile.

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Per una azienda, il service desk è un importante collegamento con i propri clienti: mantenere un buon livello di soddisfazione, offrendo magari assistenza anche in fase di post-vendita, è la migliore strategia, insieme alla qualità del prodotto, per una saggia e fruttuosa politica di fidelizzazione. Il service desk deve poter essere facilmente accessibile, risolvere prontamente la problematica segnalata dall’utente ed essere ben strutturato, onde poter ottimizzare le risorse ed offrire una assistenza completa e qualificata anche in caso di guasti e problemi di configurazione complessi. Eppure ciò non basta se si volesse puntare ad offrire un servizio di qualità.

Il service desk SLA

Il service level agreement, o più semplicemente SLA, è il livello di soddisfazione e di efficienza del service desk di una azienda per concorrere il quale si attuano delle metriche di monitoraggio che costituiscono standard qualitativi precisi. Un service desk SLA è dunque una struttura tesa all’eccellenza a livello qualitativo, ma anche ad alto rendimento in termini di ottimizzazione delle risorse: le pratiche SLA tendono ad aumentare i feedback positivi dei clienti, ma anche a diminuire i tempi di reazione e di inattività. Parametri che devono così essere rispettate al pari di clausole contrattuali e che necessitano di un investimento non indifferente, ma anche di un costante monitoraggio per perseguire un miglioramento continuo nel tempo.

Un investimento per l’eccellenza e l’efficienza del service desk

Al fine di migliorare le performance dell’help desk, si dovrebbero controllare costantemente il tempo di reattività e quello di risoluzione. Ma ciò non basta: una politica tesa al service desk SLA, infatti, dovrebbe tener conto di tutte le fasi, dalla facilità di contatto del servizio di assistenza, alla risoluzione del problema per il quale si può magari richiedere un intervento tramite la sezione FAQ, dalla gestione interna e le aree di funzionamento alla responsabilità del cliente. Lo SLA è un investimento a tutto tondo teso alla vera eccellenza.

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Per project office si intende un ufficio specifico avente il compito non solo di gestire direttamente i singoli progetti aziendali, ma soprattutto di raccogliere ed analizzare i dati, onde poter creare delle linee guida da poter seguire al fine di ottimizzare il lavoro futuro: individuare, infatti, dei processi comuni ai progetti, isolando così delle best practices consente all’impresa di risparmiare tempo, denaro e personale impiegato, contribuendo a rendere più veloce ed efficiente il processo produttivo. Il project office, o meglio il project management office, gioca in tal modo un ruolo importante per ogni azienda che abbia a cuore il proprio business e la competitività del proprio brand.

I capisaldi di un project office

Metodologia e strategia sono i capisaldi di un project office: analizzando i singoli processi, confrontandone le fasi e constatando i risultati, il PMO è una funzione che sfrutta le lesson learned, capace di definire gli standard per una adeguata gestione dei progetti e fornire ai team utili strumenti guida. La mission di un project office, dunque, non è altro che perseguire una facilitazione del lavoro, onde evitare inutili ripetizioni ed ottimizzare le risorse presenti in azienda. Un componente indispensabile per ogni impresa, che tuttavia può avvalersi anche di un servizio outsourcing, esterno alla propria struttura.

Di cosa si occupa un PMO?

Tre sono i compiti principali di un project office. Essendo un centro di raccolta dati, teso ad individuare le eventuali ripetizioni nei progetti ed avendo come obiettivo quello di semplificare il lavoro ed accelerarne i tempi, il PMO svolge un ruolo prettamente consultivo all’interno dell’azienda. Ma non solo. È, infatti, un centro di controllo, in quanto si occupa di stilare la documentazione relativa ai progetti e ad assicurarsi della costante conformità del lavoro con gli standard qualitativi precedentemente individuati. Spesse volte, infine, assurge ad organo prettamente direttivo, divenendo talvolta l’unico responsabile di determinati processi.

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Quando si parla di reti informatiche, ci si riferisce ad un sistema di interconnessione più o meno vasto tra calcolatori, disegnato con il fine di condividere risorse, siano esse hardware o software. L’esigenza di accedere velocemente a dati contenuti nell’hard disk di un’altra postazione di lavoro, così come l’utilità di connettere diversi computer ad una sola stampante è infatti una pratica oramai diffusa ed ampiamente praticata, sia in ambito aziendale che domestico: le reti informatiche permettono la condivisione del lavoro da eseguire in gruppo, l’accesso agli archivi e l’utilizzazione delle risorse in modo semplice, veloce e sicuro.

Tipologia di reti informatiche

Lan, Wan, Internet, Extranet: le reti informatiche si dividono anzitutto in base alla loro grandezza. Una rete Lan, acronimo di “local area network”, individua una condivisione tra dispositivi ubicati in una zona alquanto ristretta, quale potrebbe essere una azienda: la connessione avviene essenzialmente in modo fisico, tramite cavetteria. Ingrandendo l’area, abbiamo la Man, “metropolitan area network”, ovvero quella che potrebbe riguardare un centro urbano di grandi dimensioni, e la Wan, “wide area network”, una rete geografica particolarmente vasta. La connessione globale è garantita da “Internet”, una condivisione di client e server su scala mondiale, il cui accesso è regolato da un protocollo di sicurezza, il TCP/IP.

Le reti informatiche in azienda

Condividere le risorse e garantire velocità nella trasmissione dei dati costituiscono un requisito importantissimo per ogni azienda. Ma come regolare gli accessi all’ICT, rendendolo sicuro ed impedendo eventuali violazioni da parte di terzi? La creazione di reti informatiche intranet ed extranet sono eccellenti soluzioni: decidendo quali dispositivi connettere alle reti, infatti, e fornendo dei protocolli di sicurezza adeguati, ovvero delle precise regole per la trasmissione e la ricezione dei dati, è possibile controllare il traffico e far sì che solo il personale autorizzato abbia accesso al database o al progetto.

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Garantire un buon livello di sicurezza della rete ICT aziendale, dai canali di trasmissione ai dati archiviati nei dispositivi di storage è una priorità che riguarda tutti coloro che fanno impresa e che hanno a cuore il successo del proprio business: una violazione, una fuga di notizie, una falla nel sistema potrebbe causare danni molto gravosi. Occorre pertanto attuare una politica di security precisa e ben strutturata, affidando tale compito ad un professionista esperto. Obiettivo del network security management è proteggere la struttura ICT, monitorare le attività informatiche, generare report periodici, individuare delle best practices da adottare in sede aziendale. Ma c’è anche dell’altro.

Il network security management: un firewall a livello aziendale

Già anche solo l’irrinunciabile esigenza di lavorare a progetti condivisi con un gruppo di lavoro, importante risorsa messa a disposizione proprio dall’ICT, espone potenzialmente il sistema ad una serie di vulnerabilità: è, dunque, importante regolamentare gli accessi ai dati, sia con un sistema di identificazione virtuale che di autorizzazione; si tratta di realizzare una policy globale per salvaguardare dati sensibili, segreti industriali, progetti di lavoro, know-how aziendale. Per far ciò è necessario anche gestire i vari firewall, sia fisici che virtuali, che spesso potrebbero inficiarsi reciprocamente l’efficacia, con regole obsolete o in contrasto tra loro; il network security management stesso, per estensione, potrebbe essere inteso come un firewall, un filtro tra internet ed una rete aziendale LAN.

Non solo prevenzione

Se il compito principale di un network security management è quello di prevenire attacchi informatici e malware, bisogna anche constatare che ciò risulta statisticamente arduo, proprio per la natura imprevedibile della violazione. La gestione della sicurezza aziendale passa dunque anche dal monitoraggio degli accessi, dall’utilizzazione di software capaci di apprendimento automatico, dalla determinazione di regole di comportamento precise atte a limitare i danni eventualmente dovuti ad una violazione dei sistemi.

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Quando si parla di cloud, probabilmente si pensa al solo servizio di storage dati, file, foto o video che i fornitori erogano per aziende e privati e che prevede la loro archiviazione su uno spazio virtuale e che si appoggia alla infrastruttura fisica dei data center. Ma il cloud computing, ovvero la possibilità di usufruire on demand di risorse informatiche tramite la rete internet, non si limita al solo spazio di archiviazione dati, ma anche a servizi in cloud quali ad esempio software o piattaforme condivise e messe a disposizione delle aziende, tramite le quali poter sviluppare determinate applicazioni.

L’integrazione dei servizi in cloud

Fare uso di servizi essenziali per l’azienda, quali applicativi o aree di sviluppo software alla quali poter accedere liberamente ma in modo sicuro, condividendole con un determinato gruppo di lavoro, è oggi reso più accessibile con l’integrazione di servizi in cloud ibrido e molte imprese stanno ripensando la propria rete ICT in un’ottica di maggiore condivisione. L’outsourcing diventa, così, la parola d’ordine: acquisire all’esterno dell’impresa, via web, determinati servizi in modo sicuro, rapido e capaci di garantire affidabilità nel tempo risulta essere una scelta vantaggiosa, sia per permettere una maggiore condivisione del lavoro, che da un punto di vista meramente economico. L’integrazione dei servizi in cloud si caratterizza, infatti, per la sua scalabilità con la formula “pay for use”.

Il cloud e le potenzialità per le aziende

La chiave del successo dei servizi in cloud si deve alla varietà di servizi disponibili, dall’IaaS (Infrastructure as a Service) al PaaS (Platform as a Service), capace di fornire una piattaforma sulla quale l’azienda utente può sviluppare le proprie applicazioni, fino al SaaS (Software as a Service), ovvero alla fornitura di software: basti pensare che si stima che nel solo comparto PaaS le aziende arriveranno a spendere a un valore di circa dieci miliardi di dollari entro il 2021!

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Facoltà universitaria sempre più gettonata dai giovani studenti perché risulta stimolante per quanto riguarda la formazione specialistica in ambito progettuale, ma capace al contempo di aprire le porte del mercato del lavoro, l’ingegneria informatica rappresenta la declinazione perfetta tra conoscenze teoriche ed acquisizione di competenze meramente pratiche: alla progettazione di sistemi informatici anche molto complessi, infatti, si affianca la capacità di intervenire operativamente sulle infrastrutture hardware come anche a livello di applicativi. Un giovane che decidesse di investire nel proprio percorso formativo in un corso di ingegneria informatica porrebbe le basi per diventare una figura professionale molto ricercata dalle aziende, soprattutto nella gestione delle reti ICT.

Un percorso di studi completo: ingegneria informatica

Ingegneria informatica è un percorso di studio che si è sviluppato solo in tempi molto recenti, unendo i principi dell’elettronica al campo applicativo dell’informatica, riuscendo tuttavia a conservare un approccio al problema di tipo ingegneristico: analizzare i problemi, studiare l’integrazione tra hardware e software, ideare delle soluzioni pratiche desumendo, al contempo, eventuali potenzialità. Ma le competenze di un laureato in ingegneria informatica non si limitano alla sola gestione e manutenzione di una rete ICT aziendale, in quanto il percorso formativo apre la strada alla ricerca ed alla sperimentazione di sistemi complessi, ad esempio nel campo della robotica.

Una figura professionale altamente specializzata

Progettista, risolutore di problemi, sviluppatore di soluzioni per automatizzare i servizi nell’industria: un professionista specializzato in ingegneria informatica si occupa di tutto questo, ideando sistemi tecnologici atti alla trasmissione e all’elaborazione dei dati e che possano risultare competitivi, versatili e personalizzati per ogni azienda e per le specifiche esigenze. Sono molteplici le richieste di un laureato in ingegneria informatica da parte del mercato del lavoro: sempre più imprese, infatti, hanno deciso di investire in una figura altamente specializzata, capace di trasformare le proprie conoscenze teoriche in precisi progetti atti al miglioramento e all’efficienza dei processi produttivi aziendali.

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Information and Communication Technology: una sigla, ICT, che racchiude un mondo, un settore che deve diventare sempre più la spina dorsale dell’attività di una azienda, animata dall’impegno di essere a servizio degli obiettivi di business. Molto spesso, infatti, chi si occupa di ICT sembra essere troppo focalizzato sull’aspetto tecnologico e sulla gestione della rete delle infrastrutture fisiche, quali computer, server, device mobili, impiantistica piuttosto che porre attenzione al raggiungimento degli step stabiliti dal business plan dell’impresa. L’ICT è chiamato ad essere un supporto ai processi aziendali, essendo orientato alla produzione, alla gestione dei database e delle licenze, al management dei canali di vendita.

Quali sono i compiti di un ICT service center?

Fornire un adeguato supporto alla gestione della rete infrastrutturale è compito di un ICT service center: un “centro servizi” capace di indicare non solo le linee guida per ottimizzare le risorse, ma anche e soprattutto per orientare il potenziale dell’Information and Communication Technology verso il cliente e i reali obiettivi ed esigenze dell’azienda. Un ICT service center si occupa di erogare supporto per la risoluzione di problemi, di espletare attività operative atte allo sviluppo di software sempre più performanti, di gestire le infrastrutture ed i sistemi. In una parola, un ICT service center è l’alleato migliore per ottenere il massimo dall’informatizzazione dei processi aziendali.

Shared ICT service center

Una nuova prospettiva, sempre più preferita dai clienti, sembra essere quella dell’ITC Service Center condiviso, lo shared service center: il modello, nato nel mondo anglosassone ed oggi sviluppatosi nel resto del mondo, si basa semplicemente sulla condivisione di competenze. Connettere, così, due o più centri servizi permette un miglioramento delle performance ed una reciproca integrazione delle diverse competenze, portando notevoli vantaggi, anzitutto in termini economici, abbattendo i costi di gestione di struttura; configurandosi come un crocevia di specializzazioni diverse, inoltre, uno shared ICT service center massimizza la qualità dei servizi offerti.

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Tra i prodotti ed i servizi proposti dall’azienda più innovativa e visionaria nel panorama mondiale delle nuove tecnologie, non poteva assolutamente mancare un hosting: parliamo di Apple, quindi di iCloud, un versatile e potente servizio SaaS, acronimo di “software as a service”, capace di supportare efficacemente il sistema operativo iOS e di offrire all’utente la miglior esperienza di utilizzazione del proprio dispositivo. Con iCloud, infatti, è possibile archiviare in modo semplice qualsivoglia tipologia di file in uno spazio virtuale riservato al cliente ma che è possibile aprire ad amici e parenti, ad esempio per condividere foto o video.

Cosa è e come funzione iCloud

iCloud, il sistema di cloud computing sviluppato da Apple, non è solo un semplice spazio di archiviazione per documenti, foto o file musicali, ma il supporto necessario per massimizzare le prestazioni dei dispositivi Apple: è così possibile rintracciare e recuperare il proprio iPhone, iPad o iPod Touch in caso di smarrimento, ma anche utilizzare il calendario come una vera e propria agenda, archiviare le mail, personalizzare la libreria musicale o delle immagini, fino a sincronizzare le password in uso su tutti i dispositivi; inoltre iCloud prevede la possibilità di eseguire giornalmente un backup completo ed automatico dei dispositivi iOS, per evitare il rischio di perdita accidentale dei propri dati. Le potenzialità del cloud di Apple, infine, approdano anche all’eterno rivale Microsoft: con Windows 7, infatti, è possibile accedere ad iCloud anche dal desktop per modificare i file archiviati.

Lo spazio di storage

Utilizzare iCloud sui dispositivi Apple è molto conveniente, sia per conservare al sicuro i propri ricordi, sia per avere spazio sui dispositivi mobili; semplicissimo da configurare, l’azienda statunitense offre un servizio di assistenza. Lo spazio di hosting messo a disposizione gratuitamente è di 5 GB, ma che può essere aumentato fino a 2 TB sottoscrivendo un piano tariffario mensile personalizzabile: Apple propone un canone di soli 0,99 € al mese per 50 GB di memoria.

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