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Cloud storage

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Una crescente miniaturizzazione dei dispositivi per lo storage

La storia dello storage dei dati informatici ha una connotazione molto particolare, in quanto si è sempre andati alla ricerca di modelli di conservazione e archiviazione dei file sempre più piccoli e facili da trasportare: dai CD e DVD degli ultimi anni del secolo scorso, infatti, si è passato alle chiavette USB e agli hard disk portatili, per approdare infine alle schede di memoria SD. Parimenti alla miniaturizzazione, si è tentato di espandere lo spazio che tali supporti potevano offrire, venendo incontro al moltiplicarsi esponenziale della quantità di dati da conservare. Tale processo sembra essere giunto al completamento: i supporti di memoria si sono fatti talmente piccoli da scomparire del tutto con la nascita del cloud storage.

Che cosa è il cloud storage?

Il cloud storage, lettaralmente “nuvola di archiviazione”, ha rivoluzionato in modo radicale la concezione stessa di conservazione dei dati. Non è più necessario, infatti, un dispositivo fisico capace di memorizzare file o materiale multimediale; i contenuti, al contrario, vengono caricati su più server e resi accessibili direttamente online. I vantaggi di tale tecnologia sono molteplici. Tra di essi, chi è costretto a spostarsi di frequente non potrà non apprezzare il fatto che i dati sono sempre a disposizione dell’utente: è sufficiente, infatti, avere una connessione internet per poter visionare, prelevare, modificare o cancellare i file archiviati, indipendentemente dal device utilizzato.

Il cloud storage è davvero sicuro?

La prima e più frequente obiezione mossa al modello del cloud storage è certamente quella riferita alla sicurezza dei dati archiviati: per un utente privato che abbia a cuore di conservare le proprie foto, tanto più per una azienda, evitare violazioni della privacy è fondamentale. La risposta è venuta dai tanti investimenti dei gestori dei cloud, che oggi possono offrire una sicurezza praticamente assoluta. Mega, ad esempio, cifra i dati e non conserva la password inserita dall’utente: una soluzione questa che, però, ha il difetto di rendere i dati inaccessibili qualora l’utente dimentichi le proprie credenziali.

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