Monthly Archives:aprile 2018

Enorme quantità di informazioni e dati da archiviare, ma soprattutto una crescente esigenza di aver sempre accesso a questi file inducono molti ad utilizzare metodi di archiviazione digitali o a tecnologia ottica. Non solo hard disk, dunque: superati i vecchi floppy a nastro magnetico, oggi i supporti preferiti sono CD, chiavette USB e schede di memoria. Ma sono sicuri? Cosa fare se il disco di archiviazione si dovesse danneggiare in seguito ad un urto particolarmente violento o in caso di un imput accidentale di cancellazione? Vi è la possibilità di recuperare i dati contenuti in memoria, siano essi ricordi delle vacanze, ricerche universitarie o dati di lavoro?

Gli interventi di data recovery

Recuperare dati che apparentemente sembrano persi è possibile, grazie a moderne tecnologie di data recovery che, in base all’entità del danno, possono constare di operazioni fisiche o tramite software. Data la crescente richiesta del mercato, infatti, sono numerosi i programmi che, anche tramite una interfaccia semplice ed intuitiva, permettono anche agli utenti inesperti di recuperare file cancellati, anche a seguito della formattazione del supporto di memoria, o irraggiungibili per un attacco virus. Per danni più seri, soprattutto di hard disk, è possibile rivolgersi ad aziende altamente specializzate che intervengono sul supporto fisico in ambienti sterili, le cosiddette “camere bianche”, vere e proprie sale operatorie dedicate al data recovery.

Una salvaguardia contro una casistica molto variegata

Tutti i device ed i dispositivi tecnologici offrono all’utente la possibilità di archiviare i dati e ne garantiscono la sicurezza, eppure la casistica di perdita di ciò che si trova in memoria è abbastanza vasta: uno spegnimento improvviso del dispositivo, un attacco informatico, un file danneggiato, ma anche un imput di cancellazione dato per errore potrebbero minacciare i dati archiviati. Pur tuttavia gli interventi di data recovery si contraddistinguono per efficienza, risultando di successo in tutti i dispositivi e i supporti di memoria, dai laptop alle fotocamere.

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Progettazione e gestione: sono questi i due capisaldi fondamentali su cui si basa ogni attività imprenditoriale. E non potrebbe essere altrimenti, dal momento che l’assenza di una attenta progettualità avrebbe l’inevitabile conseguenza di disperdere molto lavoro; d’altro canto, una gestione poco efficace, non riuscendo a coordinare i diversi settori produttivi, porterebbe ad un aumento incontrollato dei costi e ad un allungamento esponenziale dei tempi. Una azienda così fatta avrebbe pochissime probabilità di sopravvivere in un mercato sempre più caratterizzato da una concorrenza globale, ed in cui efficienza e velocità sono le parole d’ordine.

Gestione delle risorse e progettualità: il system management

La tecnologia è una risorsa importantissima per ogni azienda, ma una mancanza di management potrebbe trasformare una opportunità in un problema: è necessario, dunque, fare un uso sapiente degli strumenti ed elaborare delle strategie efficaci. Di ciò si occupa il system management, ovvero la branca deputata a supportare l’organizzazione dei processi aziendali attraverso la gestione delle risorse tecnologiche, dei “sistemi”. Individuare le modalità migliori per semplificare l’attività dell’azienda facendo in modo che l’ICT sia efficace e sempre perfettamente efficiente, elaborando scelte strategiche che portino alla definizione di architetture digitali realizzate ad hoc e largamente personalizzabili: la mission del system management è far sì che il supporto tecnologico sia progettato in modo intelligente e monitorato costantemente per allinearlo alle esigenze dei vari settori.

Di cosa si occupa un system management?

Rientrano tra le mansioni di un addetto al system management, dunque, la progettazione e la gestione delle architetture digitali presenti in azienda secondo gli standard qualitativi concordati in fase preventiva; d’altro canto, sarà suo compito anche quello di verificare l’efficacia della strategia, monitorarne le prestazioni, allineare le capacità hardware ai programmi, gestire le licenze dei software, confrontando quelle acquistate con quelle effettivamente installate nei devices. Una scelta, dunque, orientata verso una sempre maggiore efficienza ed una ottimizzazione delle risorse disponibili.

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In questi ultimi anni si sta assistendo ad una ascesa dell’utilizzo della tecnologia del “cloud computing”, letteralmente “nuvola informatica”, quale risorsa preferita dalle aziende per elaborare, trasmettere o memorizzare dati importanti, accessibili da qualunque dispositivo connesso ad internet. Il successo dei cloud si deve non solo alla praticità di utilizzo, ma anche perché esso viene incontro alle esigenze del lavoro di equipe ed al mondo dell’open source, permettendo di accedere e configurare dati, software e macchine virtuali da diverse postazioni. I cloud oggi disponibili sono diversi ed anche il colosso Google nel 2012 ha inaugurato la propria piattaforma.

Google Cloud: versatilità, solidità, economicità

Numerose sono le peculiarità che Google ha inserito nel proprio cloud e che lo rendono un prodotto molto competitivo ed una opzione molto conveniente, anzitutto per ciò che concerne i servizi: procedendo all’iscrizione tramite il proprio account google e dopo aver completato il processo di autenticazione, l’utente ha accesso al normale pacchetto di applicazioni tipiche della piattaforma, da youtube a gmail. Inoltre, google cloud si contraddistingue in termini economici: il costo del servizio corrisponde, infatti, all’effettivo utilizzo del cloud, mantenendo il sistema largamente ottimizzabile in base ai progetti effettivamente in corso. Con Google Cloud, archiviare dati, creare un sito web o procedere alla programmazione di software complessi è assolutamente possibile.

I vantaggi di Google Cloud

Google Cloud offre ai propri clienti una serie di vantaggi e di opportunità, adattandosi alle esigenze più diverse. Anzitutto, la solidità della struttura è data da hardware e applicazioni tecnologicamente all’avanguardia, con una rete di fibra ottica vasta, veloce, avanzata ed affidabile anche dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, oltre alla possibilità di storage, è importante ricordare i servizi PaaS, per poter realizzare vere e proprie piattaforme comprendenti diversi programmi, e Iaas, che permette ai clienti la condivisione non solo di macchine virtuali, ma di risorse hardware.

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Spesso si ha la tendenza di considerare il comparto dell’IT come fine a sé stesso, finalizzato esclusivamente a dare supporto all’azienda ma senza un ruolo quantificabile: prevedere le spese, poi, sembra qualcosa di impossibile. Eppure, come per tutti gli ambiti dell’azienda, anche quello delle tecnologie informatiche deve essere accuratamente pianificato ed i risultati verificati. L’IT service management persegue proprio questa finalità, tentando un approccio che non sia funzionale o focalizzato alle tecnologie da applicare ed alla loro manutenzione: al contrario è necessario una governance precisa per massimizzare le potenzialità ed orientarle sul business aziendale. In tal modo, calcolare una strategia e stabilire preventivamente un budget di spesa è reso possibile e l’investimento può essere verificabile periodicamente.

Vantaggi di una buona governance IT

Superando uno dei principali errori, ovvero quello di concentrare l’attenzione solo sulle tecnologie utilizzate, l’IT service management guarda al complesso delle strategie aziendali ed opera scelte orientate verso tale direzione: miglioramento della qualità del servizio, dunque, ma anche cambio radicale di punto di vista, in quanto l’utente si trasforma in cliente, aprendo la strada ad una serie di pratiche orientate ad una maggiore efficienza. I vantaggi di tale strategia sono molteplici: oltre alla ottimizzazione delle risorse, allineandosi con il business particolare di ogni azienda, tale governance permette una maggiore capacità di reagire al mercato, rendendo l’impresa più efficiente e, pertanto, competitiva.

Gli approcci all’IT service management

L’IT service management si basa essenzialmente su pratiche e framework ben determinati. Due sono i principali approcci, oggi maggiormente utilizzati dalle aziende, l’ITIL (IT Infrastructure Library) e il COBIT (Control Objectives for Information and related Technology): essi sono composti da una serie di processi, indicatori e best practices per aumentare la consapevolezza dell’IT e permetterne una adeguata gestione. I due frameworks non sono comunque in alternativa ma, nonostante presentino degli elementi di sovrapposizione, potrebbero essere intesi come una reciproca integrazione.

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