Quando si parla di reti informatiche, ci si riferisce ad un sistema di interconnessione più o meno vasto tra calcolatori, disegnato con il fine di condividere risorse, siano esse hardware o software. L’esigenza di accedere velocemente a dati contenuti nell’hard disk di un’altra postazione di lavoro, così come l’utilità di connettere diversi computer ad una sola stampante è infatti una pratica oramai diffusa ed ampiamente praticata, sia in ambito aziendale che domestico: le reti informatiche permettono la condivisione del lavoro da eseguire in gruppo, l’accesso agli archivi e l’utilizzazione delle risorse in modo semplice, veloce e sicuro.

Tipologia di reti informatiche

Lan, Wan, Internet, Extranet: le reti informatiche si dividono anzitutto in base alla loro grandezza. Una rete Lan, acronimo di “local area network”, individua una condivisione tra dispositivi ubicati in una zona alquanto ristretta, quale potrebbe essere una azienda: la connessione avviene essenzialmente in modo fisico, tramite cavetteria. Ingrandendo l’area, abbiamo la Man, “metropolitan area network”, ovvero quella che potrebbe riguardare un centro urbano di grandi dimensioni, e la Wan, “wide area network”, una rete geografica particolarmente vasta. La connessione globale è garantita da “Internet”, una condivisione di client e server su scala mondiale, il cui accesso è regolato da un protocollo di sicurezza, il TCP/IP.

Le reti informatiche in azienda

Condividere le risorse e garantire velocità nella trasmissione dei dati costituiscono un requisito importantissimo per ogni azienda. Ma come regolare gli accessi all’ICT, rendendolo sicuro ed impedendo eventuali violazioni da parte di terzi? La creazione di reti informatiche intranet ed extranet sono eccellenti soluzioni: decidendo quali dispositivi connettere alle reti, infatti, e fornendo dei protocolli di sicurezza adeguati, ovvero delle precise regole per la trasmissione e la ricezione dei dati, è possibile controllare il traffico e far sì che solo il personale autorizzato abbia accesso al database o al progetto.

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Garantire un buon livello di sicurezza della rete ICT aziendale, dai canali di trasmissione ai dati archiviati nei dispositivi di storage è una priorità che riguarda tutti coloro che fanno impresa e che hanno a cuore il successo del proprio business: una violazione, una fuga di notizie, una falla nel sistema potrebbe causare danni molto gravosi. Occorre pertanto attuare una politica di security precisa e ben strutturata, affidando tale compito ad un professionista esperto. Obiettivo del network security management è proteggere la struttura ICT, monitorare le attività informatiche, generare report periodici, individuare delle best practices da adottare in sede aziendale. Ma c’è anche dell’altro.

Il network security management: un firewall a livello aziendale

Già anche solo l’irrinunciabile esigenza di lavorare a progetti condivisi con un gruppo di lavoro, importante risorsa messa a disposizione proprio dall’ICT, espone potenzialmente il sistema ad una serie di vulnerabilità: è, dunque, importante regolamentare gli accessi ai dati, sia con un sistema di identificazione virtuale che di autorizzazione; si tratta di realizzare una policy globale per salvaguardare dati sensibili, segreti industriali, progetti di lavoro, know-how aziendale. Per far ciò è necessario anche gestire i vari firewall, sia fisici che virtuali, che spesso potrebbero inficiarsi reciprocamente l’efficacia, con regole obsolete o in contrasto tra loro; il network security management stesso, per estensione, potrebbe essere inteso come un firewall, un filtro tra internet ed una rete aziendale LAN.

Non solo prevenzione

Se il compito principale di un network security management è quello di prevenire attacchi informatici e malware, bisogna anche constatare che ciò risulta statisticamente arduo, proprio per la natura imprevedibile della violazione. La gestione della sicurezza aziendale passa dunque anche dal monitoraggio degli accessi, dall’utilizzazione di software capaci di apprendimento automatico, dalla determinazione di regole di comportamento precise atte a limitare i danni eventualmente dovuti ad una violazione dei sistemi.

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Quando si parla di cloud, probabilmente si pensa al solo servizio di storage dati, file, foto o video che i fornitori erogano per aziende e privati e che prevede la loro archiviazione su uno spazio virtuale e che si appoggia alla infrastruttura fisica dei data center. Ma il cloud computing, ovvero la possibilità di usufruire on demand di risorse informatiche tramite la rete internet, non si limita al solo spazio di archiviazione dati, ma anche a servizi in cloud quali ad esempio software o piattaforme condivise e messe a disposizione delle aziende, tramite le quali poter sviluppare determinate applicazioni.

L’integrazione dei servizi in cloud

Fare uso di servizi essenziali per l’azienda, quali applicativi o aree di sviluppo software alla quali poter accedere liberamente ma in modo sicuro, condividendole con un determinato gruppo di lavoro, è oggi reso più accessibile con l’integrazione di servizi in cloud ibrido e molte imprese stanno ripensando la propria rete ICT in un’ottica di maggiore condivisione. L’outsourcing diventa, così, la parola d’ordine: acquisire all’esterno dell’impresa, via web, determinati servizi in modo sicuro, rapido e capaci di garantire affidabilità nel tempo risulta essere una scelta vantaggiosa, sia per permettere una maggiore condivisione del lavoro, che da un punto di vista meramente economico. L’integrazione dei servizi in cloud si caratterizza, infatti, per la sua scalabilità con la formula “pay for use”.

Il cloud e le potenzialità per le aziende

La chiave del successo dei servizi in cloud si deve alla varietà di servizi disponibili, dall’IaaS (Infrastructure as a Service) al PaaS (Platform as a Service), capace di fornire una piattaforma sulla quale l’azienda utente può sviluppare le proprie applicazioni, fino al SaaS (Software as a Service), ovvero alla fornitura di software: basti pensare che si stima che nel solo comparto PaaS le aziende arriveranno a spendere a un valore di circa dieci miliardi di dollari entro il 2021!

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Facoltà universitaria sempre più gettonata dai giovani studenti perché risulta stimolante per quanto riguarda la formazione specialistica in ambito progettuale, ma capace al contempo di aprire le porte del mercato del lavoro, l’ingegneria informatica rappresenta la declinazione perfetta tra conoscenze teoriche ed acquisizione di competenze meramente pratiche: alla progettazione di sistemi informatici anche molto complessi, infatti, si affianca la capacità di intervenire operativamente sulle infrastrutture hardware come anche a livello di applicativi. Un giovane che decidesse di investire nel proprio percorso formativo in un corso di ingegneria informatica porrebbe le basi per diventare una figura professionale molto ricercata dalle aziende, soprattutto nella gestione delle reti ICT.

Un percorso di studi completo: ingegneria informatica

Ingegneria informatica è un percorso di studio che si è sviluppato solo in tempi molto recenti, unendo i principi dell’elettronica al campo applicativo dell’informatica, riuscendo tuttavia a conservare un approccio al problema di tipo ingegneristico: analizzare i problemi, studiare l’integrazione tra hardware e software, ideare delle soluzioni pratiche desumendo, al contempo, eventuali potenzialità. Ma le competenze di un laureato in ingegneria informatica non si limitano alla sola gestione e manutenzione di una rete ICT aziendale, in quanto il percorso formativo apre la strada alla ricerca ed alla sperimentazione di sistemi complessi, ad esempio nel campo della robotica.

Una figura professionale altamente specializzata

Progettista, risolutore di problemi, sviluppatore di soluzioni per automatizzare i servizi nell’industria: un professionista specializzato in ingegneria informatica si occupa di tutto questo, ideando sistemi tecnologici atti alla trasmissione e all’elaborazione dei dati e che possano risultare competitivi, versatili e personalizzati per ogni azienda e per le specifiche esigenze. Sono molteplici le richieste di un laureato in ingegneria informatica da parte del mercato del lavoro: sempre più imprese, infatti, hanno deciso di investire in una figura altamente specializzata, capace di trasformare le proprie conoscenze teoriche in precisi progetti atti al miglioramento e all’efficienza dei processi produttivi aziendali.

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Information and Communication Technology: una sigla, ICT, che racchiude un mondo, un settore che deve diventare sempre più la spina dorsale dell’attività di una azienda, animata dall’impegno di essere a servizio degli obiettivi di business. Molto spesso, infatti, chi si occupa di ICT sembra essere troppo focalizzato sull’aspetto tecnologico e sulla gestione della rete delle infrastrutture fisiche, quali computer, server, device mobili, impiantistica piuttosto che porre attenzione al raggiungimento degli step stabiliti dal business plan dell’impresa. L’ICT è chiamato ad essere un supporto ai processi aziendali, essendo orientato alla produzione, alla gestione dei database e delle licenze, al management dei canali di vendita.

Quali sono i compiti di un ICT service center?

Fornire un adeguato supporto alla gestione della rete infrastrutturale è compito di un ICT service center: un “centro servizi” capace di indicare non solo le linee guida per ottimizzare le risorse, ma anche e soprattutto per orientare il potenziale dell’Information and Communication Technology verso il cliente e i reali obiettivi ed esigenze dell’azienda. Un ICT service center si occupa di erogare supporto per la risoluzione di problemi, di espletare attività operative atte allo sviluppo di software sempre più performanti, di gestire le infrastrutture ed i sistemi. In una parola, un ICT service center è l’alleato migliore per ottenere il massimo dall’informatizzazione dei processi aziendali.

Shared ICT service center

Una nuova prospettiva, sempre più preferita dai clienti, sembra essere quella dell’ITC Service Center condiviso, lo shared service center: il modello, nato nel mondo anglosassone ed oggi sviluppatosi nel resto del mondo, si basa semplicemente sulla condivisione di competenze. Connettere, così, due o più centri servizi permette un miglioramento delle performance ed una reciproca integrazione delle diverse competenze, portando notevoli vantaggi, anzitutto in termini economici, abbattendo i costi di gestione di struttura; configurandosi come un crocevia di specializzazioni diverse, inoltre, uno shared ICT service center massimizza la qualità dei servizi offerti.

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Tra i prodotti ed i servizi proposti dall’azienda più innovativa e visionaria nel panorama mondiale delle nuove tecnologie, non poteva assolutamente mancare un hosting: parliamo di Apple, quindi di iCloud, un versatile e potente servizio SaaS, acronimo di “software as a service”, capace di supportare efficacemente il sistema operativo iOS e di offrire all’utente la miglior esperienza di utilizzazione del proprio dispositivo. Con iCloud, infatti, è possibile archiviare in modo semplice qualsivoglia tipologia di file in uno spazio virtuale riservato al cliente ma che è possibile aprire ad amici e parenti, ad esempio per condividere foto o video.

Cosa è e come funzione iCloud

iCloud, il sistema di cloud computing sviluppato da Apple, non è solo un semplice spazio di archiviazione per documenti, foto o file musicali, ma il supporto necessario per massimizzare le prestazioni dei dispositivi Apple: è così possibile rintracciare e recuperare il proprio iPhone, iPad o iPod Touch in caso di smarrimento, ma anche utilizzare il calendario come una vera e propria agenda, archiviare le mail, personalizzare la libreria musicale o delle immagini, fino a sincronizzare le password in uso su tutti i dispositivi; inoltre iCloud prevede la possibilità di eseguire giornalmente un backup completo ed automatico dei dispositivi iOS, per evitare il rischio di perdita accidentale dei propri dati. Le potenzialità del cloud di Apple, infine, approdano anche all’eterno rivale Microsoft: con Windows 7, infatti, è possibile accedere ad iCloud anche dal desktop per modificare i file archiviati.

Lo spazio di storage

Utilizzare iCloud sui dispositivi Apple è molto conveniente, sia per conservare al sicuro i propri ricordi, sia per avere spazio sui dispositivi mobili; semplicissimo da configurare, l’azienda statunitense offre un servizio di assistenza. Lo spazio di hosting messo a disposizione gratuitamente è di 5 GB, ma che può essere aumentato fino a 2 TB sottoscrivendo un piano tariffario mensile personalizzabile: Apple propone un canone di soli 0,99 € al mese per 50 GB di memoria.

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Dichiarata essere una delle principali preoccupazioni per aziende e clienti, la sicurezza informatica è un argomento sul quale molto si dibatte in un mondo oramai quasi interamente connesso e nel quale viaggiano i dati sensibili e semisensibili di tutti: identificativi o bancari, solo per fare un semplice esempio. Aver coscienza che, a seguito di un attacco hacker, chiunque potrebbe violare i sistemi di sicurezza ed accedere a segreti industriali o agli archivi di una compagnia di assicurazione non è certamente consolante. Molteplici sono tuttavia gli investimenti e gli sforzi che la cyber security sta compiendo in questi anni per costruire architetture informatiche sempre più efficienti e capaci di fronteggiare atti criminosi.

I fronti della cyber security

Con l’appellativo di cyber security si intendono tutte le tecnologie e le risorse hardware tesi alla protezione degli asset e dei sistemi informatici; tuttavia tale nomenclatura è generica, in quanto vi sono delle aree di intervento specifiche. Ogni intervento di cyber security, infatti, è importante che consti di almeno due livelli di protezione, ovvero quello prettamente contenutistico, ma anche sulla infrastruttura che deve risultare solida e difficilmente attaccabile dall’esterno. Occorre pertanto individuare i punti di vulnerabilità nel sistema, individuare le possibili minacce, tenendo sempre presente i rischi nei quali si può incorrere: una azienda di telecomunicazioni o una banca potrebbero riportare danni ben più gravi che una media impresa.

Mansioni e professionisti

Proteggere gli archivi, la trasmissione dei dati, i processi aziendali e il business in senso lato, ma anche risorse e persone è l’obiettivo primario della cyber security. Un obiettivo per perseguire il quale vengono impiegate le più varie competenze, anche se titolo preferenziale per lavorare in una azienda che si occupi di sicurezza informatica resta una laurea in informatica o in ingegneria: spazio quindi a criminologi, economisti e giuristi. Interessante è anche l’impiego dell’intelligenza artificiale, a parere di molti già molto utile per scovare attacchi e condurre le indagini.

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Scopo prioritario di una azienda è l’incremento del proprio fatturato, l’ingrandimento del mercato di riferimento e della sua potenziale clientela, il miglioramento costante degli standard qualitativi dei prodotti. Per far ciò sono necessari enormi sforzi che rendono spesso difficile, soprattutto per le piccole e le medie imprese, investire nella informatizzazione radicale dei processi produttivi; si è ben consci delle potenzialità che l’ICT comporta e probabilmente ci sarebbe il desiderio di approcciarsi a questo settore, ma si è disposti a sacrificarlo in nome di altre priorità. In questo senso, la consulenza aziendale fornisce una risposta chiara ed efficace ad una domanda che si fa sempre più crescente nel mercato.

Consulenza aziendale: un cambio di prospettiva

Chi si occupa di consulenza aziendale, offre agli imprenditori una mano per accompagnare in modo pratico e sicuro l’impresa sulla strada di un cambiamento di prospettiva, che è sì tecnologico, ma anche culturale. Ripensare i processi aziendali, cogliere le opportunità offerte dalla digital transformation, immaginando delle soluzioni personalizzate da attuare in ogni singolo contesto: ecco ciò di cui si occupa chi eroga l’IT consulting, che propone anche idee e consigli per incrementare o ottimizzare la rete ICT per raggiungere più agevolmente gli scopi espressi nel business plan. Un alleato di fiducia, dunque, assolutamente indispensabile tanto a quelle aziende che hanno investito in informatizzazione, quanto a chi ne vuol cogliere i vantaggi.

Consulenza aziendale: una questione di fiducia

Fiducia, dunque: è il requisito fondamentale, insieme alla competenza, per stimare una buona proposta di consulenza aziendale. La figura che affiancherà l’imprenditore, infatti, dovrà assistere in modo efficace e discreto il cliente dopo aver acquisito da lui gli elementi necessari a desumere una analisi precisa: nella successiva valutazione del quadro di partenza, naturalmente, tali dati dovranno essere letti sulla base delle competenze e della esperienza maturata sul campo, onde individuare le soluzioni più indicate.

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Il numero di file e di dati non strutturati ma indispensabili per le aziende è sempre in costante aumento: con un lavoro sempre più informatizzato la quantità di informazioni da gestire è enorme ed è necessario garantire velocità di accesso, larga disponibilità anche da più dispositivi, ma senza sacrificare la doverosa sicurezza. In questo, il cloud si rivela essere una scelta largamente apprezzata ed utilizzata: usufruire di uno storage virtuale, capace di permettere la condivisione del lavoro, ma anche l’accesso da qualsiasi punto della rete in modo semplice, sicuro e soprattutto veloce, rende questa metodologia di archiviazione particolarmente indicata per le sfide poste in essere dalla competitività del mercato globale.

Cloud o hybrid storage

Due sono le tipologie di cloud, quello pubblico ed il private cloud: il primo consiste essenzialmente nell’utilizzo di una infrastruttura in outsourcing, esterna all’azienda, ed accessibile tramite la rete internet; il private cloud, invece, si avvale di un supporto hardware interno e di proprietà dell’impresa. Le funzionalità delle due tipologie di cloud sono, naturalmente, molto diverse tra loro, sia in termini di sicurezza, ampiamente garantita da una “nuvola privata” il cui accesso avviene tramite una rete LAN aziendale, ma anche dal punto di vista economico, dal momento che un cloud pubblico abbatte in modo netto costo relativo all’acquisto ed al mantenimento della infrastruttura fisica del data center. Una terza opzione è data dall’hybrid storage.

Che cos’è un hybrid storage?

L’hybrid storage è il connubio perfetto tra l’esigenza di garantire la massima sicurezza ai dati, tipica di un private cloud con la maggior mobilità e scalabilità possibile offerta dai servizi on demand. Consiste essenzialmente in una integrazione tra le risorse locali e quelle offerte dai cloud pubblici: software dedicati con interfaccia API si occupano dello storage, archiviando i dati meno sensibili o quelli poco utilizzati nel cloud pubblico e mantenendo gli altri nel data center aziendale, rendendone l’accesso semplice ed intuitivo.

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Con il pregio di poter offrire ovunque ci si trovi l’accesso ai dati salvati nel modo più veloce e versatile, gli storage su cloud stanno velocemente trovando molti estimatori. Il motivo è presto detto: consentendo di poter condividere immagini, video e documenti, ma anche progetti aziendali complessi, le “nuvole” permettono di avere i file sempre disponibili su qualunque dispositivo, archiviati in modo sicuro, senza il pericolo di deteriorare o perdere l’hard disk o altro supporto. Una scelta semplice, dunque, sicura ed economica. Numerosi sono infatti i servizi di storage in cloud oggi disponibili, il cui spazio aumenta in modo considerevole con la sottoscrizione di un canone periodico.

Perché scegliere un cloud storage?

Molteplici sono i vantaggi che fanno del cloud un ottimo strumento ad integrazione degli altri processi di storage: potrebbe rivelarsi erroneo, infatti, credere che tale modalità di salvataggio dati possa sostituire integralmente hard disk, supporti magnetici, pen drive, DVD o Blu Ray, magari sfruttando il cloud per un back-up. Tra i principali vantaggi è possibile, ad esempio, usufruire di una maggiore velocità di upload, di una condivisione personalizzata così come del facile trasferimento su altre piattaforme; inoltre l’interfaccia estremamente intuitiva ed essenziale, così come i servizi complementari offerti, ad esempio, da One Drive o dal cloud di Google.

Best cloud storage

Con l’aumento del numero di aziende che propongono servizi di cloud storage e, conseguentemente, della concorrenza, le tipologie di offerte si stanno facendo sempre più variegate e convenienti. Come scegliere il best cloud storage? Innanzitutto, dipende dall’uso che se ne dovrà fare: per archiviare solo foto, iCloud potrebbe costituire la soluzione migliore, ad esempio. Altro fattore importante è la convenienza dei piani tariffari: Dropbox sotto questo aspetto sembra essere imbattibile, ed infatti è il cloud più utilizzato dalle aziende; di contro, Google Drive, con i suoi 15 Gb, è l’offerta gratuita naturalmente più attraente per un utilizzatore medio.

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